Una vacanza diversa

 


 Vorrei anch’io raccontare la mia estate, anche se un poco diversa da tutte quelle già passate.
Come tanti altri ho passato le mie vacanze a casa, dato che il Tour – Operator della parrocchia, quest’anno non ha potuto organizzare niente, a causa di una serie di eventi sfavorevoli. Prendo l’occasione per ringraziare ancora una vol-ta quelle persone che ogni anno hanno preparato ed organizzato le vacanze estive delle famiglie del-la nostra parrocchia. Con fatica, cercando di accon-tentare tutti ed in tutto, ogni anno hanno permesso che un bel gruppo di persone (tra cui diversi anzia-ni) potesse passare una decina di giorni in Trenti-no, con una spesa giusta ed un programma ricco e diversificato.
Comunque, ritornando alle mie vacanze, quest’anno le ho passate su e giù sul tratto Pisa – Navacchio – Livorno, guidando il furgone della Caritas per la raccolta delle eccedenze dei super-mercati, da distribuire alle famiglie assistite.
Circa 700 chilometri (più o meno gli stessi dell’estate scorsa per andare in Trentino) distribui-ti in circa un mese e mezzo, con un impegno setti-manale di due o tre mattine tra il 20 luglio ed il 31 agosto. E' stata una vacanza diversa: ogni mattina ci si tro-vava al parcheggio dell’Arcivescovado e nei giorni che non c’era il mio collega coetaneo, cellulare alla mano si organizzava la coppia che sarebbe dovuta partire (non per disorganizzazione, ma perché es-sendo in pochi, il giovane volontario che era stato incaricato, spesso non poteva essere presente per il sopraggiungere di un nuovo impegno).
Una volta partiti l’itinerario era sempre lo stesso, attraverso il traffico cittadino, si arrivava alla CO-OP di Cisanello, poi con pazienza, attendendo che nel sempre affollato supermercato finalmente repe-rissero le merci in scadenza ( un giorno siamo ri-masti lì sotto il sole quasi un’ora, prima che si ri-cordassero di noi e ci consegnassero i cibi).
Seconda tappa Navacchio all’ IPERCOOP, sfrec-ciando sulla superstrada per Firenze, tra una chiac-chierata e l’altra, si arrivava al magazzino del su-permercato, solita trafila per farsi aprire, poi le bat-tute con i magazzinieri che con cortesia ti conse-gnavano le merci preparate (fino a riempire quasi completamente il pulmino) e scherzando sul fatto che essendo sempre gli stessi autisti, avevamo molti premi sulla busta paga (che naturalmente non esiste) si salutava e poi velocemente al bar per un caffè, una colazione per i più giovani … ed una sigaretta per i fumatori.
Qualche volta la sosta saltava, come quel giorno che sulla superstrada c’era l’ingorgo per un inci-dente o altre volte perché avevamo perso più tem-po prima a Cisanello, perché prima di mezzogior-no dovevamo aver caricato i cestini da viaggio che il Soggiorno Anziani di Mezzana preparava per quanti ogni giorno, alle dodici e mezzo (da quando le mense cittadine sono chiuse) bussano alla Cari-tas per un pranzo.
Comunque dopo Mezzana si passava velocemente dal Carrefour per completare il carico e si rientrava al Centro di Distribuzione. Qualche volta, quando il Centro era chiuso, si andava alla mensa della Ca-ritas al porto di Livorno, che è sempre aperta.
Arrivati al Centro di Distribuzione, dopo aver con-segnato i sacchetti e scaricato le merci, iniziava la verifica dei cibi: data di scadenza, integrità della confezione e così via. Insieme ai volontari ed ai ragazzi del Servizio Civile venivano preparati, te-nendo conto delle richieste personali, quella decina di “pacchi” giornalieri, che per 15 giorni dovrebbe-ro integrare (o più spesso sostituire) il vitto delle famiglie assistite.
Tra una battuta in napoletano di Luigi e la delusio-ne (spesso) nel vedere ciò che ci era stato conse-gnato (che in alcuni giorni era rappresentato per il 70% da pane ed insalata) si cercava di inserire il cibo previsto dalle tabelle predisposte, a secondo del numero dei componenti la famiglia, poi si cer-cava di trovare le famiglie dove sono i bambini, per dargli il latte o qualche jogurt in più.
Alla fine, quasi ogni giorno, restavano alcuni chili di pane e di insalata e di altri cibi, che pur scaden-do a breve, non era stato possibile inserire nei pac-chi.
Che rabbia nel vedere quanta roba viene sprecata (basta pensare a quanti supermercati c’è in provin-cia e considerare a quanto noi raccogliamo in tre supermercati) fino a che Guido, il responsabile del Centro, riusciva a contattare una delle comunità ONLUS della città, dove consegnare il cibo in più.
Si ricaricava il furgone e via, verso il nuovo indi-rizzo, dove come sempre trovavamo qualcuno che ci attendeva grato. Ormai era l’una ed il turno era finito, si rientrava al parcheggio e si andava a casa. Non c’era la maestosità delle montagne o la fatica delle passeggiate nel fresco dei boschi, ma la compagnia era buona, il movimento tra caricare e scaricare era frequente e così quando arrivavo a casa la fame era assicurata.

Lauro Gaddi

 

 

 

 

 

 

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