Festa di compleanno

 

Agosto, era il giorno del compleanno del mio terzo figlio e avevamo deciso di festeggiarlo nella nostra casetta in montagna. I figli si erano già recati lassù, ma io e mio marito per impegni familiari, siamo potuti arrivare non prima delle 8 di sera ma, appena giunti a casa, abbiamo trovato la terrazza tutta addobbata a festa, con tanto di festoni ,candele e cenetta già pronta sotto il gazebo che aspettava solo di es-sere mangiata; io ero riuscita a fare anche una specie di torta Sacher, la preferita del festeggiato. L’ambiente era davvero carino e l’atmosfera allegra e festosa: c’era gioia. Non restava che mettersi a tavola per trascorrere insieme una bella serata; era prevista anche una sfida a carte maschi contro femmine quando ho intravisto nella terrazza adiacente alla nostra la vicina di casa, con la quale non avevamo grandi rapporti , poiché, essendo case di vacanza, non sempre i periodi di permanenza combaciavano ma almeno un saluto era doveroso. Così le sono andata incontro e lo stesso ha fatto anche lei; ha voluto sape-re che cosa stessimo festeggiando e poi mi ha detto che lei avrebbe mangiato qualcosina da sola e poi a letto perché suo marito era ritornato a Firenze per riaccompagnare a casa la figlia. Ci ha salutati ed è rientrata in casa. Dopo un rapido consulto con la famiglia è stata presa la decisione di aggiungere un posto a tavola e così sono andata a suonarle il campanello per invitarla. La signora non si è meravigliata più di tanto quando mi ha visto sulla soglia della sua porta perché ha pensato che avessi bisogno di qual-cosa, ma quando le ho detto il motivo della mia visita è scoppiata in lacrime e mi ha invitato ad entrare e a sedermi sul divano e così , piangendo, mi ha detto che il sabato precedente era morto suo genero di 39 anni, il marito della sua unica figlia, affetto da diversi anni da una malattia inguaribile. Mi ha racconta-to di come le fosse stata accanto fino all’ultimo perché lei era stata messa a Cassa Integrazione mentre la figlia, lavoratrice precaria, non poteva prendere troppi permessi per stare con suo marito. Mi ha parlato di tante cose che riguardavano questa esperienza che aveva vissuto, mi ha detto di come la figlia fosse caduta in depressione, di come suo marito si arrabbiasse quando la vedeva piangere perché sosteneva che bisognava reagire e lei non ci riusciva.. e io? Mi sono solo messa in ascolto. Quando alla fine si è calmata mi ha ringraziata tantissimo perché era riuscita finalmente a sfogarsi con qualcuno dato che, con i suoi familiari, non poteva farlo. Sono riuscita a sbirciare l’orologio erano le 9 e mezza passate; la signora mi ha chiesto di scusarla ma non aveva proprio fame anche se avrebbe accettato volentieri una fetta di torta. Quando sono tornata in terrazza “tutto” si era raffreddato: la cena, la temperatura e anche l’atmosfera di festa. Mi dissero che si sentivano i singhiozzi da fuori e non avevano osato venirmi a chiamare. cenammo con una felpa addosso. Al momento della torta sono andata a chiamarla e lei è venuta, come aveva pro-messo; aveva gli occhi gonfi e arrossati: chissà quanto deve esserle costato! E’ rimasta con noi per più di un’ora: abbiamo parlato, riso e scherzato, ci siamo raccontati aneddoti delle rispettive famiglie e poi, ringraziandoci cento volte e col sorriso sulle labbra è andata a dormire; e noi non possiamo che ringra-ziare il Signore che ha trasformato la nostra gioia in carità vissuta nel condividere il peso della sofferenza altrui e trasformarla in un momento di serenità.

Una parrocchiana

 

 

 

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