Caro don Luigi

 

Caro don Luigi, sono Giuseppe, in prima la ringrazio dei due libri che mi ha offerto. Ogni mattina verso le 6.00, mi sono gustato e commosso con la vita di Caterina da Siena di Raimondo da Capua. Non avevo mai letto nulla su questa grande santa, che ha fatto un miracolo (la mia confessione e la comunione: erano 19 anni che non la facevo). Ora mi gusto S. Agostino “Le confessioni” l’avevo letto ma forse un po’ troppo frettolosamente:… ”Ma io dov’ero quando pur ti cercavo? Tu eri davanti a me, ma io mi ero allontanato anche da me e non ritrovavo neppure me stesso, tanto meno potevo ritrovare Te!” Da bambino il catechismo era d’obbligo, come la S. Messa ecc., mi sono allontanato. Nel 1998 ho trovato il mio buon samaritano don Leonardo Basilissi che mi ha seguito passo passo per 8 anni, (ora è anziano ma è nella mia preghiera) mi ha fatto leggere centinaia di libri, ogni giovedì mi regalava uno scambio di idee. Io posso dire che credo in Dio perché in Lui vi è Gesù, senza il Cristo non potrei credere in Dio. Solo in Cristo trovo le mie risposte, risposte ripetute nei secoli e secoli dai mistici scelti dal Signore, ecco perché per me sono importanti la vita di questi Santi. Un forte abbraccio è quanto troverà cinque minuti venga a trovare. Troverà me e la mia fede. Con cordialità Giuseppe M. Ovviamente i racconti su di me sono storie vere. LO SCIALLE AZZURRO DI MIA MADRE NATALE 2015 Sono appena uscito dal carcere di Pisa in permesso di giorni quattro per gravi motivi di salute di mia madre 81 enne, destinazione Catania, per la prima volta in anni e anni di carcere ho toccato con mano il volto umano della giustizia, non ci avrei scommesso un euro, ho trovato un Giudice a Berlino. Sono in aeroporto, emozionato, tra uomini liberi, seppur con la tristezza per le condizioni della mia vecchietta, lontano dal cimitero dei vivi. L’aereo decolla, 25 dicembre, giorno di Natale, arrivo in tarda mattinata, fortunatamente l’aereo è puntuale. Il giorno prima ho telefonato a mia madre: ”Mamma cosa vorresti come regalo per la festività?” Risposta con un filo di voce: “Tu bambino mio”. ( mi chiama sempre così, ho 63 anni, queste meravigliose mamme). Rispondo con allegria: “Mammuzza domani il tuo bimbo è da te per quattro giorni”. Mia madre inizia a piangere, mi mordo un labbro per non farlo io. Sono arrivato, un taxi al volo, parlo in siciliano per non farmi spelare nel prezzo. Eccomi a Aci S. Antonio, un piccolo paese alle pendici dell’Etna. Suono al campanello, apre la sua badante, entro in volo e mi tuffo nelle braccia della mia carne, sorretta sulle stampelle, sempre con quel scialle azzurro che ha visto tempi migliori, una vita che glielo vedo addosso. Baci, abbracci, coccole, la stringo forte, lei di più e mi ripete: “Fighiu miu, core du mo core e per finire lacrimoni a gò gò. Stavolta non mi trattengo e si fa a gara a chi piange di più. “Ravioli in tavola” la voce della badante, una brava donna del paese. Ravioli in brodo di pollo, ovviamente per secondo il povero polletto, frutta dolce e così via, penso già alla dieta che dovrò fare al rientro in carcere, anche i famosi cannoli siciliani, povero me! Iniziamo a parlare, le nostre vite, i nostri fardelli, il mio giuramento, sono troppo vecchio basta con il rancore verso il pianeta sociale, scontata la pena diventerò un pensionato onesto. Apro il mio regalo, un bellissimo scialle azzurro. Mamma tieni, ora puoi buttare via quello che hai, sono secoli che lo tieni. Lei mi risponde: “Pippuzzo ma non lo riconosci, non te lo ricordi?” Rispondo negativamente con la testa. Lei con voce malinconica di profonda tristezza: “avevi questa copertina quando sei nato 63 anni fa, con questa ti ho cullato, poi tuo fratello Carmelo, Silvio e Italo (gli ultimi due morti a 22 anni e a 37 anni). Il tuo regalo lo gradisco ma mai butterò via questo scialle, sarà la mia copertina sulla bara. Il mio cuore si era messo a sanguinare dai ricordi e dal volto di mia madre. Intanto era scoppiato un temporale...lampi e tuoni e gocce d’acqua a barili anche il cielo piangeva, la baciai sentii il sapore del sale, del dolore della sua vita, gli sussurrai...mamma...mamma mia. Giuseppe M

 

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