Cappuccetto Rosso e il lupo cattivo

 

 

Ancora un “racconto di vita” del nostro “amico carcerato al don Bosco” ...

 

CAPPUCCETTO ROSSO E IL LUPO CATTIVO

 

 "Omnia humana brevia et caduca sunt et infiniti temporis nullam partem occupant" (Seneca) (Le cose umane sono brevi e caduche e non occupano alcuna parte del tempo infinito) Era la primavera del 1988 ed ero (tanto per cambiare) detenuto presso un piccolo carcere della Toscana, capienza circa 150 detenuti, sezione normale; ancora erano vivibili le condizioni di vita in carcere. Ero ubicato in una cella per quattro persone, avevo 34 anni (sic), i miei compagni più o meno la medesima età. Un pomeriggio avevano scarcerato per fine pena un compagno di cella, neanche il tempo di raffreddare il materasso che già veniva occupato da un nuovo detenuto. Prima volta in carcere, poco più di 20 anni, biondo grano, capelli lunghi, viso effeminato, magro; non era omosessuale tuttavia la sua bellezza ricordava immagini femminili. Era simpatico, educato, mentre prendeva un caffè fatto da me per il benvenuto ci raccontò che era stato arrestato per un po' di cocaina, tanto per cambiare; pensava, a ragione, che essendo la prima volta, in pochi mesi il suo difensore avrebbe potuto convincere il tribunale a concedergli la libertà con obblighi, cosa che da lì a pochi mesi avvenne. Dimenticavo: nella sezione vi erano cubicoli (celle) anche da due persone e qualcuna da una. Di solito quelli occupati da una persona erano per coloro che avevano lunghe pene da espiare. Passavano i giorni, pigri, lenti, uguali, tuttavia passavano. Si giocava a carte, si scherzava e si cercava di sdrammatizzare la carcerazione. Sia io che i miei compagni avevamo notato che un detenuto che stava in una cella da solo corteggiava questo biondino; sigarette, cioccolatini, complimenti e via così di questo passo. Era un uomo lupo con tanto pelo sullo stomaco, noi lo tenevamo lontano ma di certo non potevamo impedire al giovane Narciso di parlargli. Tuttavia io, sia perché più anziano, sia per l'esperienza di vita lo misi in guardia: "Guarda Cappuccetto Rosso, quando un lupo ti loda, ti coccola, ti fa i regali, non andare in cella da lui a prendere il caffè, soprattutto se noi siamo al passeggio, stai attento alle zanne ". Cappuccetto Rosso mi guardava lamentando che ero un visionario, che vedevo il male dove non c'era, che non era un lupo ma un nonno bravo e simpatico e che poi in fondo sapeva difendersi da solo. Comunque, per farci stare tranquilli, ci assicurò che non sarebbe mai entrato nella sua cella. Rassicurato lasciai lì la cosa senza più ritornarci sopra. Non era passata neanche una quindicina di giorni, e tutta la sezione era all'aria a prendersi il sole di primavera; mancava solo qualche detenuto: qualcuno lavorava, qualcuno era al colloquio e qualcuno, come Cappuccetto Rosso, a fare il pisolino. [...continua…]
Stavo parlando del più e del meno con alcuni compagni di detenzione, quando all'improvviso vedo venire da me a passi svelti Cappuccetto Rosso, rosso in viso, spaventato, faceva fatica a trattenere il pianto. Compresi subito, lo presi per il braccio, lo allontanai dal gruppo e gli dissi di non piangere, di fare un bel respiro e di raccontare cosa era successo, soprattutto di non farsi accorgerà da nessuno per non farsi prendere in giro.Il poveretto mi raccontò: "Avevi ragione Pippo, avevi ragione da vendere. Mentre dormivo ha bussato al blindo, mi ha svegliato e con la scusa di una torta di mele mi ha convinto di andare nella sua cella a portarla via, dopo aver assaggiato se era buona. Io come un fesso ci sono andato, appena dentro la cella ha accostato il blindo, nessuno girava per la sezione. Ha messo la bocca sulla mia e ha iniziato a toccarmi... che schifo! Non riuscivo neanche a urlare dallo spavento, mentre mi divincolavo, non so come mi liberai e via di corsa da te, senza di te in sezione non ci torno, ho paura e non posso andare dalla guardia, primo motivo, non si fa e secondo motivo, mi vergogno troppo ".Pensai a mio figlio e gli dissi: "Cappuccetto Rosso ricordati, quando un lupo ti accarezza vuole l'anima e ricordatelo per tutta la vita, altrimenti il carcere non ti sarà servito a nulla", e gli dissi di aspettarmi al pas-seggio.Tornai in sezione e con me un compagno di cella, il lupo assaggiò parecchio il bastone, chiamata caffettiera; venne la guardia, poi altre guardie, mi trovai assieme al lupo e al mio compagno in isolamento. Fummo interrogati del perché, naturalmente accampammo diversi motivi, meno che la verità. Dall'isolamento fummo tutti e tre trasferiti,: io mi trovai al carcere di Genova Marassi, il mio compagno di cella, a Firenze ed il lupo, seppi, a Siena. Ma ero contento, avevo fatto bene.Sono passati molti anni, Cappuccetto Rosso non è più Cappuccetto Rosso, si è tagliato i capelli, è sposato con tre figli, ha un buon impiego presso suo padre e, senza mai dimenticarsi una volta, per il Santo Natale mi manda una cartolina di Buone Feste accompagnata da formaggi e salami, e mi rimprovera perché sono sempre in carcere, mi dice di mettere la testa a posto come ha fatto lui.Credo che questa volta gli darò ascolto.... anni fa il lupo cattivo è morto in carcere, come nelle favole.

G M Carcere di Pisa 2006

 

 

 

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